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Fertilità e microbiota: quali connessioni?

Fertilità e microbiota: perché sono strettamente correlati?
Perché un buon microbiota può garantire una buona fertilità, sia nella donna che nell’uomo?
Vediamolo insieme.

 

Fertilità e microbiota femminile

Il microbiota può influenzare la conversione e la distribuzione degli ormoni, inclusi quelli tiroidei, fondamentali per la regolarità dei cicli mestruali e per la salute ovarica.

Stile di vita, genetica e fattori ambientali plasmano il microbiota, a partire già dalla fase prenatale.
Per esempio, nella donna in gravidanza, alimentazione, stress, attività fisica e condizioni metaboliche come insulino-resistenza o obesità possono alterare la composizione microbica trasmessa al nascituro, con conseguenze sulla salute riproduttiva futura.

Anche il parto e l’allattamento giocano un ruolo chiave: la modalità di nascita e l’alimentazione del neonato determinano la colonizzazione iniziale del microbiota, con effetti sullo sviluppo immunitario e metabolico.

Un microbiota equilibrato contribuisce a mantenere un ambiente ormonale stabile, ridurre l’infiammazione cronica e favorire una funzione ovarica ottimale, elementi essenziali per la fertilità femminile.

 

Fertilità e microbiota maschile

Diversi studi hanno evidenziato che la composizione microbica intestinale può influenzare la qualità del liquido seminale, la produzione di testosterone e la funzionalità spermatica. Infiammazione cronica, squilibri metabolici o microbiota impoverito possono dunque interferire con la fertilità maschile, così come accade nelle donne.

fertilità e microbiota

Cosa influenza il microbiota?

I principali fattori che modulano il microbiota sono:

  1. Fattori prenatali
    I fattori prenatali hanno a che fare con lo stile di vita della futura gestante: fuma?
    Fa attività fisica? Ha insulino-resistenza? Ha malattie infiammatorie croniche? È stressata? Usa alcol o droghe? Prende farmaci? Vive in un contesto rurale o urbano? Al mare, in montagna? È obesa? Vive in che contesto socioeconomico?
    Tutto ciò che riguarda la vita della gestante potrebbe influenzare la composizione del microbiota trasmesso al nascituro (e non solo stando alle nuove acquisizioni dell’epigenetica).
    Va da sé che più ci allontaniamo da uno stile di vita il più naturale possibile più aumenta la probabilità di non trasferire condizioni microbiche favorevoli al nascituro. Ciò ha ripercussioni sul suo sistema immunitario che potrebbe favorire lo sviluppo di allergie, autoimmunità infiammazione incontrollata, dismetabolismi.
  2. Fattori perinatali
    I fattori perinatali sono legati alla modalità del parto: per via vaginale (con colonizzazione primaria del cavo orale del bambino da parte di lattobacilli) per via cutanea con taglio cesareo (con primitiva colonizzazione del cavo orale da parte di batteri come stafilococchi, Actinobacteria, Firmicutes, ma in generale acquisiti in modo casuale dall’ambiente ecc.).
    Si discute ancora se l’utero durante la gestazione sia un ambiente sterile e l’argomento è oggetto di controversie anche se si pensa che possa esserci una colonizzazione microbica della cavità amniotica a opera di lattobacilli, Prevotella e Bacteriodies e si ritiene anche che la placenta stessa possa avere un suo microbiota.
    I fattori perinatali sono influenzati anche regime alimentare (latte materno o artificiale o allattamento combinato).
  3. Fattori post-natali
    Nella fase post-natale, nel primo anno di vita, il microbiota subisce numerosi cambiamenti anche apparentemente caotici e bisogna avere la massima attenzione nell’impiego di antibiotici nel primo anno di vita.
    Come già detto, i fattori e lo stile di vita dal concepimento ai due anni di età influenzano l’attecchimento e la funzione del microbiota in età adulta e la salute dello stesso, sfavorendo in caso di stimoli positivi l’insorgenza di obesità, Sindrome metabolica, malattie cardiovascolari, diabete ecc…

La cura del microbiota deve essere attenzionata già dall’infanzia

Per tutelare un buono stato di salute e anche la fertilità, occorre prestare attenzione a diversi fattori sin dall’infanzia. Come cresciamo, infatti, può influenzare la nostra fertilità futura.
Cosa fare, quindi? Lasciare che i più piccoli si “sporchino le mani”, così da avere un microbiota diversificato ed efficiente.
Io stessa appartengo a quella generazione che il pomeriggio, dopo la scuola e i compiti, poteva giocare in giardino, in strada e quando si sbucciava un ginocchio, dava una passata con le mani e ricominciava a giocare.
Sporcarsi le mani significa non vivere in un mondo disinfettato e sbilanciato in termini di microbi e favorire il contatto con più microbi possibili per allenare il sistema immunitario e agevolare la diversificazione del microbiota intestinale.

Oggi sempre più bambini disinfettati vivono al chiuso, protetti da ogni spiffero di freddo o folata calda, con mani incollate ai dispositivi elettronici, mani che non si sono mai sporcate di terra o che non hanno avuto contatti per esempio con animali.
Questa carenza di allenamento del sistema immunitario potrebbe favorire una debolezza del microbiota e un maggiore sviluppo di allergie alimentari, cutanee, innesco di infiammazione e autoimmunità nonché malattie metaboliche.

Studi che mettono a confronto bambini e adulti in contesti urbani e rurali mostrano differenze nette nella composizione microbica con una minore diversificazione nelle persone che vivono in contesti urbani, il luogo dove si concentrano maggiormente le patologie su menzionate.

L’eccessiva attenzione igienica e la disinfezione meticolosa potrebbero favorire l’origine di nuove specie patogene che non interagiscono positivamente con l’uomo che, non riuscendo ad adattarsi, innesca infiammazione cronica.
Per saperne di più, leggi anche questo articolo dedicato alla correlazione tra fertilità e integrazione di omega-3.

Dieta per fegato grasso: come perdere peso?

Dieta per fegato grasso: cosa portare a tavola per ricominciare a perdere peso?
Quale regime alimentare seguire?
E che sport fare per eliminare i sintomi del fegato grasso?

Se stai cercando una dieta per fegato grasso, sei nel posto giusto! Ti dico, passo passo, cosa fare per tornare al tuo peso forma e, soprattutto, per tutelare la tua salute.

 

Il fegato: un organo importantissimo ma trascurato

Si può vivere senza un rene, senza un polmone, senza stomaco, senza un tratto di intestino, senza un arto ma non si può vivere senza fegato, esattamente come per il cuore e il cervello. E quindi, perché lo trattiamo così male e lo consideriamo un organo di serie B?
Ha tantissime funzioni metaboliche importanti, essenziali per la nostra sopravvivenza, ma spesso si ammala e noi non ce ne prendiamo cura.
Alcune delle sue principali funzioni:
-Deposito di glicogeno
– Mobilizzazione del glucosio dai depositi
– Produzione della bile
– Sintesi di acidi grassi
– Distruzione e smistamento di residui dei globuli rossi
– Accumulazione di sangue
– Degradazione di ormoni circolanti
– Produzione di fattori della coagulazione
– Deposito e metabolismo di ferro, B12 e rame
– Demolizione e cattura delle sostanze tossiche
– Detossificazione
– Catabolismo delle proteine
– Sintesi degli ormoni

 

Fegato grasso: perché si manifesta questa problematica?

Prima di parlare della dieta per fegato grasso, vediamo innanzi tutto perché si può manifestare questa problematica.
La steatosi epatica, o fegato grasso, è l’accumulo anomalo di grassi (trigliceridi) nelle cellule epatiche. In condizioni normali il grasso rappresenta meno del 5% del peso del fegato. Quando la percentuale sale oltre il 5% si parla di steatosi epatica non alcolica, che colpisce persone astemie o che assumono piccole quantità di alcool.
Esiste anche la steatosi epatica alcolica, legata all’abuso di alcol.
Quindi, mentre un tempo era appannaggio di adulti dediti al consumo di alcol anche in modica quantità, oggi sappiamo che colpisce anche gli astemi e i bambini.

 

I sintomi del fegato grasso:

– senso di affaticamento
– bocca amara
– lingua patinosa
– difficoltà digestive
– pancia gonfia e dura
– leggero malessere addominale
– difficoltà a dimagrire
– alterazioni della glicemia
– cattiva digestione
– il fegato può tendere ad aumentare di volume

dieta per fegato grasso utili olive

Dieta per fegato grasso: come perdere peso?

1) La dieta prevede, innanzi tutto, di portare in tavola almeno una volta al giorno piante amare.
Quali?
Rucola, cicoria, tarassaco, radicchio, per esempio.
Vanno bene sia crude che cotte.
Nella dieta per fegato grasso, queste verdure hanno un effetto depurativo.

2) Utilizzare la tisana al cardo mariano.
È una pianta dalle proprietà epatoprotettive ed epatorigeneranti grazie alla silimarina, utile quindi in caso di affaticamento epatico, steatosi epatica, sabbia biliare e calcoli alla colecisti. Per preparare la tisana occorre 1 cucchiaino di semi di cardo mariano da lasciare in infusione in 250 ml di acqua a 70 °C per 5 minuti. È ottima come tisana serale.

3) Mangia almeno un fermentato al giorno come olive in salamoia, verdure fermentate

 

Non solo alimentazione ma anche movimento

Se vuoi seguire una dieta per fegato grasso e perdere i chili accumulati, accompagna la correzione del tuo regime alimentare con la pratica sportiva.
Ti suggerisco l’allenamento 3P (pasto, passi e pesi, qui trovi tutte le informazioni.
Come muoversi, quindi? Dopo ogni pasto, dopo circa 70 minuti, dovresti dedicarti alla camminata. A seguire, nell’arco della giornata, dovresti inserire allenamento di resistenza o con i pesi. Il numero di passi da fare, il numero di sessioni di allenamento con i pesi e la scheda di allenamento ovviamente variano da persona a persona, in base alle proprie caratteristiche e in base al proprio biotipo morfologico.

 

Dieta per fegato grasso: qual è la migliore?

Ogni persona ha le proprie caratteristiche, fabbisogni e necessità quindi non esiste una dieta per fegato grasso valida per tutti.
Però, si può prediligere, almeno per 4 settimane, una dieta low carb oppure chetogenica.
Per saperne di più e per trovare una guida completa per creare la tua dieta su misura – ed averne già di pronte all’uso – puoi consultare il libro “La dieta per glicemia e insulina con il Metodo Missori-Gelli®”.

Ashwagandha e tiroide: cosa devi sapere

Ashwagandha e tiroide: qual è il loro rapporto? Si può assumere Ashwagandha anche con problemi tiroidei?
Sì, e può rivelarsi una valida alleata per chi ha problemi di tiroide.
Ma vediamo nel dettaglio perché ashwagandha e tiroide sono compatibili!

Cos’è l’ashwagandha e quali sono i suoi benefici

L’ashwagandha è una pianta nota per le sue proprietà adattogene, in grado di aiutare l’organismo a gestire lo stress e migliorare il benessere generale. Tra i suoi benefici c’è anche il supporto alla funzione tiroidea, soprattutto nei casi in cui lo stress cronico o uno stile di vita intenso compromettano l’equilibrio ormonale.

 

Ashwagandha e tiroide: qual è la correlazione

Se stai cercando di capire se Ashwagandha e tiroide possono essere conciliabili, ebbene si!
L’ashwagandha infatti può favorire la conversione dell’ormone tiroideo T4 nella sua forma attiva, il T3.
Il T3 è l’ormone che regola il metabolismo basale, determinando quanto velocemente il corpo utilizza energia.
Quando il T3 è basso, anche con allenamento e alimentazione corretta, il corpo può faticare a perdere peso o migliorare la forma fisica. Inoltre, carenze di iodio, selenio o ferro possono ridurre la produzione e l’attivazione degli ormoni tiroidei, così come una disbiosi intestinale, che sequestra gli ormoni e ne ostacola l’azione.

ashwagandha e tiroide il supporto all'ormone t3

Ashwagandha e tiroide: cos’altro puoi fare per il tuo benessere?

Per prenderti cura della tua tiroide, ci sono tantissime strategie che puoi usare ogni giorno e che sono veramente impattanti sul tuo stato di salute.
Per esempio:
1) segui un’alimentazione mirata: assicurati un apporto adeguato di iodio (pesce, alghe controllate), selenio (noci del Brasile, pesce) e ferro (carni magre, legumi), eventualmente con integrazione. Qui trovi una lista di alimenti utili!
2) cura la tua salute intestinale: fibre, polifenoli e probiotici naturali possono migliorare l’assorbimento e l’azione degli ormoni tiroidei.
3) gestisci lo stress e cerca un sonno di qualità: lo stress cronico riduce la conversione da T4 a T3. Ashwagandha, melatonina e GABA possono supportare questo equilibrio.

Per saperne di più e conoscere meglio come funziona la tua tiroide, cosa mettere a tavola e cosa fare per farla stare bene, leggi “Asse tiroide – intestino” in cui troverai una spiegazione dettagliata, semplice e completa sul rapporto tra salute intestinale e salute tiroidea.

 

 

 

Bibliografia

1) A randomised, double-blind, placebo-controlled trial examining the hormonal and vitality effects of ashwagandha (Withania somnifera) in adults with subclinical hypothyroidism – leggi su PubMed

2) Can Ashwagandha Benefit the Endocrine System?-A Review – leggi su PubMed

3) Safety of Ashwagandha Root Extract: A Randomized, Placebo-Controlled, study in Healthy Volunteers – leggi su PubMed

4) Changes in thyroid hormone concentrations after administration of ashwagandha root extract to adult male mice – leggi su PubMed

5) Role of ashwagandha methanolic extract in the regulation of thyroid profile in hypothyroidism modeled rats- leggi su PubMed

6) Neuroprotective Effect of Ashwagandha Extract against the Neurochemical Changes Induced in Rat Model of Hypothyroidism – leggi su PubMed

7) Painless Thyroiditis by Withania somnifera (Ashwagandha) – leggi su PubMed

8) Subtle changes in thyroid indices during a placebo-controlled study of an extract of Withania somnifera in persons with bipolar disorder – leggi su PubMed

9) A Systematic and Ethnobotanical Review of Ashwagandha’s (Withania Somnifera) Teratogenic and Abortifacient Potentials – leggi su PubMed

Spirulina e tiroide: cosa devi sapere

Spirulina e tiroide: vanno d’accordo?
Ebbene sì: anche se la spirulina è un’alga e potrebbe far pensare a un possibile alto contenuto di iodio, in realtà è un valido alleato per il benessere di tutti, anche per chi ha problemi tiroidei.
Va però prestata attenzione nel caso di tiroiditi autoimmuni, come la tiroidite di Hashimoto. Vediamo tutto nel dettaglio.

 

Cos’è la spirulina e quali sono i suoi benefici

La spirulina è un cianobatterio, una microalga di acqua dolce. Proprio per questo motivo, il suo contenuto di iodio è estremamente basso, praticamente trascurabile, mentre è ricchissima di sali minerali, amminoacidi essenziali e antiossidanti fondamentali per la nostra salute.
Per queste caratteristiche, la FAO l’ha definita “il cibo del futuro”. È considerata un superfood grazie alle sue proprietà:
– energizzante
– immunomodulante
– riequilibrante
– chelante dei metalli pesanti, incluso il nichel
– antiossidante.

Assumere spirulina può essere utile per ridurre la stanchezza, migliorare il metabolismo e le prestazioni sportive, favorire il dimagrimento e sostenere la salute del microbiota intestinale.

 

Spirulina e tiroide: perché è sicura

Nonostante sia un’alga, la spirulina non contiene iodio in quantità rilevante, quindi può essere assunta senza problemi in caso di:
– noduli tiroidei
– ipotiroidismo
– ipertiroidismo
Il suo effetto immunomodulante può aiutare anche la tiroide a funzionare in modo equilibrato, rendendola una scelta sicura per chi soffre di alterazioni della ghiandola tiroidea non autoimmuni.

 

Attenzione in caso di tiroidite autoimmune di Hashimoto

Per le persone con tiroidite autoimmune, la situazione è leggermente diversa. La spirulina infatti agisce sul sistema immunitario e può influenzare le risposte immunitarie. Tuttavia, se la patologia è ben controllata, la spirulina può essere assunta in sicurezza, apportando benefici anche alla flora intestinale, spesso coinvolta nelle malattie autoimmuni.

spirulina e tiroide si può mangiare

Come assumere la spirulina

La dose consigliata varia dai 2 ai 5 grammi al giorno. L’assunzione regolare può:
– ridurre la stanchezza
– migliorare il microbiota intestinale
– favorire il dimagrimento e un buon peso corporeo
– supportare il metabolismo
– aiutare in caso di diabete e steatosi epatica
– migliorare le prestazioni sportive

Le varietà italiane, come la spirulina Apulia Gundi, prodotta con sistemi di economia circolare e certificata, garantiscono un alto standard qualitativo e un’efficacia rapida nel fornire minerali, vitamine e proteine.
Cerchi una ricetta? Ecco gli spaghetti alla spirulina con olive e capperi!

 

Per saperne di più

Per approfondire la tua conoscenza sulla tiroide, puoi leggere “Asse tiroide-intestino” in cui ti spiego, con un linguaggio molto semplice, come e perché la salute della tiroide e dell’intestino sono interconnesse. Ti aiuto a comprendere anche come prendertene cura, partendo dall’alimentazione, e ti guido nella creazione del tuo menù personalizzato.
Se cerchi ricette da fare rapidamente tutti i giorni, gustose, sane e che si prendano cura della tua tiroide, puoi sfogliare “Tiroide e metabolismo: le ricette“.

 

 

Bibliografia
1) Anti-Glycation Properties of Zinc-Enriched Arthrospira platensis (Spirulina) Contribute to Prevention of Metaflammation in a Diet-Induced Obese Mouse Model –
leggi su PubMed

2) Shedding light on the impacts of Spirulina platensis on gut microbiota and related health benefits – leggi su PubMed

3) Enhancing cardiometabolic health: unveiling the synergistic effects of high-intensity interval training with spirulina supplementation on selected adipokines, insulin resistance, and anthropometric indices in obese males – leggi su PubMed

 

Candida intestinale: anche negli uomini. Rimedi

Sapevi che la candida intestinale può riguardare anche gli uomini? Ebbene sì, e purtroppo non se ne parla abbastanza. Oggi ti spiego tutto nel dettaglio.

 

 

Cos’ è la candida?

La Candida Albicans è un fungo che fa parte abitualmente del nostro microbiota e vive sulle mucose — bocca, tratto intestinale e pareti vaginali — oltre che su pelle e altre membrane mucose.
In condizioni normali aiuta con l’assorbimento e la digestione dei nutrienti, ma quando prolifera eccessivamente può causare un’infezione da lievito.
Attenzione: spesso si sente parlare di candida vaginale ma non riguarda solo le donne e l’apparato genitale. La candida può essere anche intestinale e riguardare anche gli uomini, in presenza di una sovracrescita intestinale di funghi.

 

 

Candida intestinale negli uomini: perché si manifesta?

Come accennato precedentemente, la candida intestinale prolifera – sia negli uomini che nelle donne – quando l’equilibrio del microbiota o il sistema immunitario vengono alterati.
Se il sistema immunitario non funziona correttamente — ad esempio in situazioni di indebolimento o immunodepressione — l’infezione può aggravarsi e, in casi più gravi, migrare verso altre aree del corpo.
Tra i fattori che favoriscono la crescita ci sono eccesso di zucchero, alcool e carboidrati raffinati, che tendono a indebolire il sistema immunitario e a “nutrire” il fungo.
Anche il caldo e la vita da spiaggia (stagione estiva) possono peggiorare i disturbi da candida.

candida intestinale causata da eccesso di zucchero

Candida intestinale negli uomini: sintomi più comuni

Come abbiamo detto, la candida intestinale riguarda sia uomini che donne e i sintomi possono essere non facili da riconoscere. Sicuramente, la candida negli uomini – come anche nel genere femminile – è la responsabile di:
– esaurimento fisico e stanchezza cronica;
– desiderio di dolci;
– alito cattivo e patina bianca sulla lingua;
– mente annebbiata (brain fog);
– squilibri ormonali e calo della libido;
– dolori articolari e muscolari;
– problemi digestivi e presenza di gas e gonfiori;
– sinusite e allergie croniche;
– sistema immunitario debole con infezioni ricorrenti.

 

 

Come combattere la candida intestinale: alimentazione

Il primo passo per combattere la candida parte dalla tavola. È importante, infatti, sostenere il sistema immunitario eliminando zucchero, alcool e carboidrati raffinati. Occorre fare spazio alla verdura di stagione, alla frutta poco zuccherina (come i frutti rossi), e ai cereali e pseudo-cereali che aiutano a ridurre l’infiammazione intestinale. Tra questi sono validi alleati l’avena, la quinoa e l’amaranto.
Aggiungere alla propria alimentazione alimenti fermentati come kimchi o crauti e consumare succo di mirtillo non zuccherato può creare un ambiente acido ostile alla crescita della candida.

 

 

Candida intestinale negli uomini: integrazione e rimedi naturali

Olio di cocco, oli essenziali e vitamina C sono importanti per completare le azioni di contrasto alla candida. Trovi tutti gli approfondimenti in questo articolo.

Iperinsulinemia: cos’è? Sintomi e cause

Iperinsulinemia: cos’è?
Da cosa è causata?
Che relazione ha con la tiroide, l’acne e la sindrome metabolica?
Si può intervenire? E se sì, come?

Oggi voglio fare chiarezza sull’ iperinsulinemia, partendo dai sintomi nascosti e dalle correlazioni che, spesso, ignoriamo.
Ma facciamo un passo indietro.

Che rapporto c’è tra iperinsulinemia e insulino-resistenza?

Quando si parla di iperinsulinemia, ci riferiamo ad una condizione in cui il corpo produce quantità elevate di insulina per compensare una scarsa sensibilità delle cellule a questo ormone. In altre parole, siamo di fronte a un quadro di insulino-resistenza: le cellule non rispondono bene e l’organismo è costretto a produrre più insulina per mantenere stabili i livelli di zuccheri nel sangue. Questo squilibrio non sempre si manifesta subito con segnali evidenti, ma porta con sé una serie di sintomi nascosti e di conseguenze a lungo termine.

iperinsulinemia sintomi

Iperinsulinemia: i sintomi nascosti

I segni dell’iperinsulinemia non sono sempre chiari né immediatamente collegati al metabolismo. Spesso si manifesta stanchezza, sonnolenza dopo i pasti, difficoltà di concentrazione, cali improvvisi di energia, fame frequente o “attacchi di fame”, palpitazioni, sudorazione, edema alle palpebre, irregolarità del ciclo mestruale, parestesie, scarsa tolleranza al freddo e astenia. Sono sintomi che spesso vengono sottovalutati, ma che ci raccontano molto sul funzionamento dell’organismo. Riconoscerli è il primo passo per intervenire.

Riassumendo, i sintomi più comuni sono: sudorazione, tachicardia, tremori, brividi, fame continua, stato confusionale, cefalee, visione offuscata, vertigini, svenimenti e convulsioni.

Iperinsulinemia: i segni più comuni
I segni visibili a occhio nudo o attraverso strumentazione ecografica che ci possono far sospettare un’insulino-resistenza sono:
– sovrappeso/obesità;
– circonferenza vita >80 cm nella donna e di 94 cm nell’uomo;
– steatosi epatica;
– acantosi nigricans ovvero macchie scure sulla pelle (retro del collo, gomiti, ginocchia, nocche e ascelle);
– fibromi cutanei.

 

 

Iperinsulinemia: è causata dai carboidrati?

Occorre ricordare che la colpa dell’insorgenza dell’iperinsulinemia, così come del diabete, non è solo dei carboidrati.
Iperinsulinemia, diabete e le malattie metaboliche sono la risultanza di un mix di fattori concomitanti che impattano sulla nostra genetica, mettendo in atto meccanismi epigenetici sfavorevoli che innescano la malattia.
I carboidrati sono implicati nel processo? Certo che sì! Sono gli unici responsabili? Assolutamente no! Quello che fa la differenza è la contestualizzazione dei carboidrati, come li utilizziamo, a che scopo, in che quantità, in quale momento della giornata, di che tipo e se sono in armonia con le altre fonti di nutrienti.

Iperinsulinemia e condizioni metaboliche

L’iperinsulinemia e l’insulino-resistenza sono alla base di molte condizioni che oggi vediamo sempre più diffuse: sovrappeso, obesità, diabete di tipo 2, steatosi epatica (fegato grasso), ipertensione e disordini cardiovascolari. Non si tratta di eventi isolati, ma di tasselli di uno stesso quadro metabolico. Per questo motivo con il mio metodo Missori-Gelli® propongo un approccio integrato che unisce alimentazione mirata, attività fisica regolare, corretta gestione dello stress e, se necessario, un supporto fitoterapico e nutraceutico personalizzato.

Sindrome metabolica e iperinsulinemia

La Sindrome metabolica rappresenta un quadro clinico complesso determinato dalla presenza simultanea di ipertensione, obesità e iperglicemia. Viene anche indicata come una sindrome da insulino-resistenza perché si pensa che la causa principale sia proprio la resistenza delle cellule all’azione dell’insulina.
Il Gruppo Europeo di studio della resistenza insulinica afferma che la SM è accertata se sono presenti contemporaneamente insulino-resistenza, iperinsulinemia e due dei seguenti parametri:
– circonferenza vita > o = 94 cm nei maschi e > o = 88 cm nelle femmine;
– pressione arteriosa > o = 140/90 mmHg;
– colesterolo HDL o = 115 mg/dl;
– glicemia a digiuno tra 110 e 126 mg/dl.

 

 

Legame con endometriosi, acne e ovaio policistico

L’iperinsulinemia può amplificare i disequilibri ormonali e favorire processi infiammatori che, nel tempo, aggravano questi disturbi. 

 

 

Tiroide e iperinsulinemia

Esiste anche una correlazione tra problematiche tiroidee e iperinsulinemia. Hai mai sentito parlare del’asse tiroide – intestino?
Per saperne di più puoi leggere questo articolo LINK
In sintesi: la disfunzione tiroidea peggiora il metabolismo glucidico, l’insulino-resistenza, l’assetto lipidico, la funzione epatica, fattori in causa e coinvolti nelle patologie metaboliche. Correggere quindi la funzione tiroidea e la disbiosi può rivelarsi vincente sul metabolismo così come correggere l’iperinsulinemia può migliorare la funzione tiroidea e l’effetto stimolante la crescita del gozzo e dei noduli tiroidei dell’insulina.

 

Come intervenire?

Per poter dimagrire, correggere la glicemia, l’iperinsulinemia, la steatosi epatica è necessario:
– capire quale sia il proprio Psico-Biotipo morfologico;
– individuare il livello del blocco metabolico;
– analizzare gli assetti ormonali alterati;
– valutare funzione e struttura epatica e occuparsene e lo stato del microbiota;
– identificare, gestire e contrastare gli effetti dello stress;
– trattare con stile di vita, alimentazione funzionale, nutraceutica, terapia farmacologica laddove necessario le alterazioni presenti;
– raggiungere gli obiettivi;
– mantenere i risultati con strategie sostenibili nel tempo.

 

Tutte queste azioni rientrano nel Metodo Missori-Gelli®, con cui propongo un approccio integrato che unisce alimentazione mirata, attività fisica regolare, corretta gestione dello stress e, se necessario, un supporto fitoterapico e nutraceutico personalizzato.
Trovi tutti i dettagli nei miei libri “Asse tiroide – intestino” e “La dieta per glicemia e insulina con il Metodo Missori-Gelli®“.

Tiroide alimenti vietati: le crucifere fanno male?

Tiroide alimenti vietati: esistono? E le crucifere fanno davvero male?
Oggi vorrei concentrarmi su questo alimento, tanto dibattuto e alle volte demonizzato per chi ha problemi di tiroide. Vediamo insieme in quali circostante ridurlo e come integrarlo al meglio nella tua alimentazione quotidiana.

Tiroide alimenti vietati: le crucifere si possono mangiare?

Le crucifere – come cavoli, broccoli, cavolfiori, verza, rucola, senape, ravanelli e cavolini di Bruxelles – non sono da considerarsi alimenti “vietati” in assoluto se hai problematiche tiroidee. Tuttavia, occorre prestare attenzione, perché contengono sostanze definite gozzigene. Questi composti, derivati dai glucosinolati, possono legare lo iodio e ridurne la disponibilità per la tiroide, interferendo così con la sintesi degli ormoni tiroidei.
Quindi, sfatiamo un falso mito: sì, le crucifere si possono mangiare, ma in modo consapevole, senza eccessi e scegliendo preparazioni che riducono il loro potenziale impatto negativo sulla ghiandola tiroidea.

 

Tiroide alimenti vietati: con quali problemi tiroidei possono interferire le crucifere?

Le crucifere hanno un comportamento diverso a seconda del tipo di squilibrio tiroideo. Infatti, possono causare problemi in caso di ipotiroidismo. In questa circostanza, il consumo frequente e abbondante di crucifere può peggiorare la difficoltà della tiroide a produrre i propri ormoni, perché limita ulteriormente la disponibilità di iodio.
In caso di ipertiroidismo, invece, possono avere un effetto utile, perché i composti gozzigeni contribuiscono a “frenare” la funzione tiroidea. Ma attenzione, occorre sempre consumarle con moderazione per non avere un effetto contrario. 

tiroide alimenti vietati crucifere si o no

Crucifere: come prepararle per non compromettere la salute della tiroide

Tiroide, alimenti vietati: avrai quindi compreso che non è necessario eliminare del tutto le crucifere, ma occorre imparare a gestirle.
Preferisci cotture brevi e delicate, che riducono la concentrazione dei composti gozzigeni senza annullare i benefici nutrizionali.
Anche le versioni fermentate o crude possono essere incluse, purché non dimentichi di associarle sempre con lo iodio. Infatti, in caso di ipotiroidismo, è importante consumare le crucifere insieme a fonti di iodio (ad esempio pesce) per poter bilanciare gli effetti negativi sull’assorbimento di questo minerale.


Crucifere fermentate e tiroide: cosa devi sapere

Se vuoi rendere le crucifere ottimali per il tuo benessere, senza creare eccessivi squilibri con la tua tiroide, puoi optare per le crucifere fermentate. Infatti la fermentazione consente una migliore gestione di queste verdure anche in presenza di problemi tiroidei. 
La fermentazione, infatti, modifica i composti contenuti nelle verdure, e può migliorare la loro tollerabilità.
Altro vantaggio che ricavi dai cibi fermentati è il loro sostegno all’intestino.
Ricordiamo infatti le crucifere, soprattutto se fermentate, possono avere un impatto positivo sul microbiota, contribuendo a riequilibrare la flora intestinale.

Cerchi una ricetta per creare da te le crucifere fermentate? Leggi l’articolo.
Per approfondire l’argomento, puoi leggere “Asse tiroide – intestino” e “Tiroide e metabolismo: le ricette“. 

Prevenzione tumore al seno: come farla?

Prevenzione tumore al seno: come farla?
Quali sono le abitudini quotidiane che, se correttamente seguite, possono essere delle valide alleate per fare prevenzione?
Oltre ad un’alimentazione sana, cosa possiamo fare per la prevenzione tumore al seno?
Muoversi!
E oggi ti spiego perché.

Prevenzione tumore al seno: perché occorre fare attività fisica?

Ormai è confermato: l’attività fisica regolare è riconosciuta dalla comunità scientifica come uno degli strumenti più efficaci per abbassare il rischio di sviluppare tumore al seno e altre forme di cancro.
Ma perché? Le attività fisiche regolari (come corsa, nuoto, pilates, yoga, allenamento di resistenza) hanno molteplici benefici. Per esempio:
• favoriscono il controllo del peso corporeo e l’eccesso di adiposità dopo la menopausa è collegato a un aumento del rischio
• regolano livelli ormonali (come estrogeni ed insulina) che influenzano la crescita cellulare e l’infiammazione
• migliorano il profilo immunitario e riducono l’infiammazione cronica
• stimolano la produzione di osteocalcina da parte dell’osso: questa sostanza dialoga con i muscoli e con il cervello, rafforzando l’asse osso-muscolo-cervello, migliorando la neuroplasticità e favorendo il rimodellamento di osso, muscolo e cervello stesso, con effetti positivi anche sulla longevità.

 

Prevenzione tumore al seno: che attività fisica deve fare una donna?

Tumore al seno: la diagnosi precoce, associata ad uno stile di vita sano, può aiutare la donna. E l’attività fisica rientra tra le strategie di prevenzione. Ma, si sa: la donna attraversa diverse fasi della vita. Per ciascuna, ti aiuto a capire cosa si può fare.

Prevenzione tumore al seno: fase mestruale

La prevenzione tumore al seno deve iniziare sin da giovani. L’attività fisica, infatti, è sempre importante, indipendentemente dall’età.
Ma come allenarsi durante i giorni del ciclo, soprattutto se si avverte dolore, affaticamento o tensione addominale?
Il corpo ha bisogno di movimenti che sostengano senza sovraccaricare. Occorre privilegiare attività dolci e mirate, che migliorano l’irrorazione pelvica, favoriscono il rilassamento muscolare e attenuano le contrazioni dolorose.
In questo articolo trovi tutti gli esercizi consigliati, come la posizione del gatto, i rolli laterali e la farfalla -> LINK
Questi movimenti, praticati anche solo per pochi minuti più volte al giorno, aiutano a ridurre crampi, gonfiore e tensione.
Non dimentichiamo, infine, di passeggiare all’aria aperta e di pratiche di yoga dolce o respirazione consapevole, che contribuiscono a migliorare l’umore e a riequilibrare il sistema nervoso. 

prevenzione tumore al seno con la corsa

Prevenzione tumore al seno: premenopausa

La fase di transizione verso la menopausa è caratterizzata da oscillazioni ormonali che possono influenzare energia, metabolismo e gestione del peso. Per questo occorre scegliere un approccio integrato, che unisca attività aerobica, allenamento di forza e pratiche di recupero. Ecco quindi cosa abbinare per portare avanti un’attività fisica che sia utile per la prevenzione tumore al seno:
• la camminata veloce o i passi quotidiani (anche distribuiti nella giornata), per sostenere la salute cardiovascolare, per stimolare il metabolismo e per abbassare l’insulina.
• gli esercizi di forza (pesi liberi, bande elastiche, esercizi a corpo libero) per contrastare la perdita di massa muscolare, per sostiene il metabolismo basale e per aiutare il controllo del peso.
• gli esercizi di resistenza, che sono utili non solo in menopausa ma anche in questa fase, perché aiutano a mantenere forza, tono e metabolismo attivo.
• yoga, stretching e respirazione per favorire il recupero, controllare lo stress e il cortisolo, ridurre la ritenzione idrica e migliorare la qualità del sonno.

 

 

Prevenzione tumore al seno: menopausa

In menopausa il corpo femminile affronta un vero e proprio cambiamento ormonale. Il calo degli estrogeni e del progesterone influisce sulla salute delle ossa, dei muscoli, sul metabolismo e sull’umore. Proprio questa deprivazione ormonale, se non viene compensata da un’adeguata terapia sostitutiva – anche con ormoni bioidentici – aumenta il rischio di sarcopenia e di fratture, mettendo a rischio la salute della donna. Per questo l’attività fisica assume un valore preventivo e terapeutico, anche e soprattutto per fare prevenzione tumore al seno.
Ecco come dovrebbe allenarsi la donna in questa fase:
• esercizi di resistenza (allenamento con pesi, macchinari, bande elastiche): diventano fondamentali per preservare la massa muscolare e la densità ossea, proteggendo da osteopenia e osteoporosi.
• attività aerobica (camminata, bici, nuoto): sostiene la salute del cuore, migliora la circolazione e aiuta a contrastare l’aumento di peso tipico di questa fase.
• yoga, stretching e gli esercizi di mobilità riducono rigidità articolare, alleviano ansia e insonnia e migliorano la gestione dei sintomi vasomotori (come vampate e sudorazioni notturne).

 

 

Come iniziare a muoverti se non hai mai fatto attività fisica?

Non preoccuparti: sei sempre in tempo per cominciare e si, tutti possono muoversi!
Se sei timida e non ti va di frequentare palestre affollate, se hai poco tempo per seguire corsi, se hai dei chili di troppo o, semplicemente, se pensi che lo sport non sia adatto a te, ho la soluzione che fa al caso tuo.
Con un team di professioniste, infatti, abbiamo creato il percorso online “Muoviti Serena ™”, proprio pensato per chi non ha mai svolto attività fisica e pensa che non sia fatta per lei. Questo percorso è fatto per iniziare a muoversi in maniera controllata, dolce e graduale.
Clicca qui per scoprirlo.

Per chi vuole invece iniziare ad uscire dalla propria zona di confort e a correre, ho ideato invece “Corri Serena – da zero a 5 km in base al tuo biotipo™”. Si tratta di un percorso di 8 settimane per iniziare a correre in sicurezza, prevenendo infortuni e preparando il corpo in maniera completa. 

Stanchezza autunnale: ritrova l’energia

Stanchezza autunnale che si fa sentire? Pigrizia, sonnolenza e vitalità a terra?
Ecco i rimedi!
Dalle buone abitudini alle colazioni complete: ecco cosa puoi fare per ritrovare la tua energia e cosa devi tenere sempre nella tua dispensa (e perché).

 

 

Le buone abitudini per combattere la stanchezza autunnale

Per combattere la stanchezza autunnale, ci sono alcune abitudini quotidiane che possono aiutarci a mantenere alta l’energia.
Tra queste, per esempio, esporsi alla luce naturale almeno 10-15 minuti al mattino: favorisce l’equilibrio dei ritmi biologici e migliora l’umore.
Una volta giunti a lavoro, non dobbiamo dimenticare di fare pause regolari, camminando o praticando esercizi brevi come squat o dip alla sedia. Questi movimenti aiutano ad ossigenare mente e corpo.
Infine, cerchiamo di dormire regolarmente per 7-8 ore, evitando la luce artificiale prima di metterci a letto e praticando tecniche di rilassamento. Il sonno, infatti, è indispensabile per ricaricarci e per mantenere le nostre energie.
Ma tra le buone abitudini, non dobbiamo mai trascurare la più importante: una colazione ricca e completa.

 

 

Idee per colazioni autunnali

La stanchezza autunnale possiamo combatterla già dalla prima colazione. Non sai cosa mettere in tavola?
Ecco alcune idee gustose e che combinano carboidrati a medio-basso impatto glicemico con fibre, grassi buoni e proteine.
Colazione dolce: puoi optare per pancakes fatti con banana, farina d’avena, uovo e olio di cocco.
Colazione salata: scegli pane a lievitazione naturale, ai cereali, ai semi o senza glutine (se necessario) e accompagnalo con uova strapazzate con burro chiarificato o olio extravergine d’oliva.
Colazione veloce: scegli della frutta di stagione e frullala con proteine del siero di latte in polvere e, se necessario, con una bevanda vegetale senza zuccheri aggiunti (come latte di mandorle, cocco o nocciole). Avrai una colazione energetica in pochi secondi.

stanchezza autunnale cibi utili

Cosa tenere in dispensa per combattere la stanchezza autunnale?

Ci sono degli alimenti che non possono assolutamente mancare nella nostra dispensa e che ci offrono il giusto carico di energia.
Con l’autunno torna l’uva, fonte di polifenoli e resveratrolo. Queste sostanze supportano la circolazione e contrastano lo stress ossidativo.
Tornano anche alcune crucifere come cavolfiori, broccoli e cavoli, ricche di vitamine, sulforafano e composti depurativi che favoriscono le funzioni epatiche.
Non dimentichiamo poi finocchi, carote e sedano che ci sgonfiano, eliminano tossine e sono i nostri alleati per creare spuntini veloci e salutari tra i pasti principali.

 

 

Cerchi una guida completa per sapere che stile di vita adottare, cosa portare a tavola e come prenderti cura totalmente di te?

Ho scritto vari libri che possono aiutarti.
Te ne consiglio due.
Partiamo da “La dieta dei biotipi“, con cui hai a disposizione una guida essenziale per saper individuare – in base alle tue caratteristiche e necessità – gli alimenti che ti aiutano a stare veramente bene, quelli da limitare e da reintegrare a poco a poco. Non si tratta di una dieta drastica e che prevede sacrifici: nel volume troverai anche ricette, tecniche di rilassamento ed indicazioni per una corretta integrazione.
Su “Serena cucina” trovi invece tantissime ricette facili, semplici da preparare e soprattutto gustose, pensati per darti una ricarica di energia. Si tratta infatti di ricette funzionali: ciascun alimento è scelto in base ai benefici che può offrirti.

Pancia piatta? Impara a rilassarla

Pancia piatta: come averla?
Sapevi che non dipende solamente dall’alimentazione, ma anche dal tuo stato di rilassamento?
E dallo stato di rilassamento della pancia?
Puoi intervenire sul suo stato di stress – o sul livello di stress che ti provoca – con delle tecniche che ti insegneranno a gestirla.
Quali sono le tecniche di rilassamento per la pancia piatta? Vediamone alcune.

 

 

 

Pranayama e pancia piatta: qual è la connessione?

Per gestire lo stress e migliorare la tensione addominale il primo passo da compiere è imparare a respirare correttamente. Come? Con il Pranayama, ossia le respirazioni riequilibranti.
Pranayama è un termine sanscrito composto da due parole: prana che significa respiro, energia, forza, vita, e ayama ossia la lunghezza, il controllo e l’espansione.
Pranayama è dunque il controllo ritmico del respiro a più livelli e il controllo dell’energia vitale mediante la respirazione.
Respirare correttamente e con la giusta tecnica è un’azione che si può compiere in qualsiasi momento della giornata, in qualsiasi luogo e in qualsiasi posizione: seduti sul divano, una poltrona, una sedia, in macchina, a terra a gambe incrociate ecc…

 

 

 

Come respirare, quindi? Quali sono le respirazioni equilibranti che ci possono aiutare ad avere la pancia piatta?

1) Respirazione addominale-diaframmatica o della calma
Questo tipo di respirazione può essere eseguito seduti su una sedia, seduti a gambe incrociate o anche in piedi.
Metti le mani sull’addome, inspira dalle narici, spingi in fuori l’addome, espira dalle narici portando in dentro l’addome.
Il ritmo respiratorio di inspirazione ed espirazione farà la differenza sull’effetto che si otterrà.
Ritmo pari: per esempio 5:5, 8:8 o 10:10 secondi per ottenere un effetto rilassante via via maggiore all’aumentare dei secondi.
Ritmo doppio: per esempio 4:8, 6:12 o 8:16 secondi per favorire la fase di espirazione e di rilassamento più profondo, rispetto a quella con il ritmo pari.
Ripetere le respirazioni dalle 10 alle 20 volte o per tutto il tempo che si desidera.
Questa respirazione ci fa rilassare, allontana le tensioni, aiuta a controllare l’ansia e il nervosismo. Ci mette in uno stato di calma vigile, favorisce il sonno, aiuta a rimuovere le tensioni e le contratture addominali.

pancia piatta eliminando lo stress

2) Respirazione toracica
Metti le mani sul torace, inspira dalle narici e solleva il torace, quindi espira dalle narici e abbassa il torace.
Inizia seguendo un ritmo pari (4:4, 5:5, 6:6, 8:8, 10:10 ecc. secondi) per ottenere un effetto rivitalizzante, energizzante, caricante.
Ripetere le respirazioni dalle 10 alle 20 volte o per tutto il tempo che si desidera.
Questa respirazione permette di ricaricare le energie, migliorare l’umore depresso, ridurre la tristezza e l’apatia.

 

3) Respirazione completa o a onda
Metti una mano sul torace e una sull’addome, inspira dalle narici spingendo l’addome verso l’esterno e successivamente il torace verso l’alto; espira dalle narici abbassando il torace, porta l’addome momentaneamente in fuori e, successivamente, terminata l’espirazione, tiralo in dentro.
Quando la tecnica diventerà familiare, si potrà percepire il movimento di un’onda fluida.
A differenza delle altre, questa respirazione prevede un coordinamento volontario delle fasi respiratorie. Non è semplicissimo se non hai dimestichezza in fatto di coordinazione, ma con un po’ di costanza e allenamento ti risulterà facile.
Questa respirazione aiuta a riequilibrare le energie e l’umore, a caricare la grinta e la determinazione.

 

 

 

Pancia piatta: non solo alimentazione

Per avere la pancia piatta, come hai potuto intuire da questo articolo, non si può considerare solamente il cibo che portiamo a tavola. Gonfiore addominale, colite, coliche o bruciore possono essere combattuti con un piano in cui l’alimentazione si associa ad uno stile di vita sano, che elimini lo stress. Senza dimenticare, ove necessario, la giusta integrazione. Inoltre, in base alle proprie caratteristiche e alla propria sintomatologia, si può optare anche per il supporto fornito dai nutraceutici (clicca qui per saperne di più).

 

 

 

Cerchi un piano completo per una pancia piatta e per dire addio a gonfiore e grasso viscerale?

Ne “La dieta della pancia” trovi tutte le indicazioni per mettere nero su bianco il tuo piano personalizzato, di 4 settimane, che grazie al Metodo Missori-Gelli®, ti aiuterà a dimagrire, a combattere la pancia gonfia, ad eliminare il grasso addominale, la colite, la gastrite, la disbiosi e la candida intestinale.

Come sgonfiare la pancia? I nutraceutici alleati

Come sgonfiare la pancia? Ci sono alimenti che aiutano a renderla più piatta, ad eliminare il fastidioso gonfiore e a migliorare la regolarità intestinale?
La risposta è sì.
Se stai quindi cercando una soluzione su come sgonfiare la pancia, eccoti una lista utile dei nutraceutici da tenere nella tua dispensa.

 

 

 

Ma prima di continuare: sai cosa sono i nutraceutici e perché sono utili?

I nutraceutici sono sostanze alimentari dotate di particolari e comprovate proprietà benefiche per la salute.
Sono impiegati nella prevenzione e nel trattamento di molti disturbi, con grande successo.
Da un punto di vista legislativo, nutraceutici e integratori sono sottoposti alla stessa regolamentazione, la differenza sta nell’obiettivo: gli integratori mirano a colmare una carenza nutrizionale (per esempio di vitamine e minerali), mentre i nutraceutici si utilizzano per prevenire e trattare una serie di problemi.

 

 

 

Come sgonfiare la pancia: i nutraceutici che possono aiutarti

Per il benessere della pancia, per sgonfiarla e per favorire il dimagrimento, per regolarizzare l’intestino e vincere disbiosi, candida e colite, questi sono alcuni dei nutraceutici che ti consiglio. Ma attenzione: è sempre opportuno consultare il tuo medico per capire, insieme, quali sono i più adatti per la tua condizione.

 

 

 

Curcuma titolata in curcumina

Primo alimento da mettere in dispensa se stai cercando una soluzione su come sgonfiare la pancia. La curcumina la potrai utilizzare sia come spezia che in compresse. È nota per le sue proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, antidolorifiche e anti-cancro.
Numerosi studi scientifici confermano la capacità della curcumina di promuovere la perdita di peso e ridurre l’incidenza delle malattie correlate all’obesità.

 

 

Resveratrolo

Come può esserti utile? Con 50 mg al giorno per ottenere un dimagrimento viscerale ma non solo! Questo nutraceutico ha proprietà antiossidanti, rigeneranti e riequilibranti.

 

 

 

Shiitake

Si tratta di un fungo utile per il sostegno del sistema immunitario. Si consiglia una dose di 500 mg al giorno insieme a 250 mg di vitamina C.

come sgonfiare la pancia con l'aglio

Come sgonfiare la pancia con l’aglio?

Ha attività antimicrobica, antivirale, antifungina, cicatrizzante, antinfiammatoria, disintossicante e dimagrante.
Si può utilizzare crudo oppure in capsule da 500-1000 mg titolate in allicina.

 

 

Piperina

Va associata alla curcumina per potenziarne l’effetto antinfiammatorio e metabolico.

come sgonfiare la pancia con il te verde

Tè verde (soprattutto matcha)

Per sgonfiare la pancia, il tè verde è un valido alleato. Lo puoi usare come infuso, da 1 a 3 volte al giorno.
Come nutraceutico, invece, puoi optare per un dosaggio tra i 150 e i 400 mg più volte al giorno, ma in base al biotipo.
Non sai cos’è un biotipo e come capire quale sia il tuo? Trovi tutte le informazioni utili in questo articolo.
Ma quali sono i benefici del tè verde? È un potente antiossidante che contribuisce all’equilibrio del peso corporeo, al drenaggio dei liquidi e al benessere intestinale.

 

 

 

Caffè verde

Ricco di acido clorogenico, è utile per favorire il dimagrimento e ridurre il grasso epatico.
Come sgonfiare la pancia con questo speciale caffè? Con una dose tra i 150 e i 300 mg prima dei pasti (variabile, anche in questo caso, in base al tuo biotipo).

 

 

E poi? Come sgonfiare la pancia, non solo con i nutraceutici?

Se cerchi un piano personalizzato per eliminare la pancia, qualsiasi sia l’origine del suo gonfiore e la sua forma, trovi tutte le indicazioni ne “La dieta della pancia” (Edizioni Lswr).
Nel libro troverai un piano completo di 4 settimane che, grazie al Metodo Missori-Gelli®, ti aiuterà a dimagrire, a combattere la pancia gonfia, ad eliminare il grasso addominale, la colite, la gastrite, la disbiosi e la candida intestinale.
Il volume, però, non propone solo le classiche diete con schemi settimanali. Ogni persona, in base al proprio biotipo di appartenenza, ha bisogno di diverse strategie su come sgonfiare la pancia. Con il libro avrai la possibilità di personalizzare il tuo piano, in base alle tue caratteristiche ed esigenze, non solo attraverso l’alimentazione, ma anche con l’esercizio fisico e le tecniche anti-stress che fanno parte del Metodo.

Tiroide: come affrontare le sintomatologie intestinali

Tiroide e intestino: la loro stressa correlazione è ormai un’evidenza scientifica.
Se l’intestino non funziona bene, ci sono ripercussioni sulla salute della tiroide e viceversa.
Più volte nel mio blog, infatti, ti ho spiegato come sia necessario curare la tiroide partendo dall’intestino. Qui un esempio.

Oggi voglio soffermarmi sulle strategie da adottare a tavola in base alla sua sintomatologia gastro-intestinale, così da iniziare a prenderti cura della tiroide a piccoli – ma efficienti – passi.
Infatti, in base alla sintomatologia generata da problematiche dell’apparato digerente, è necessario modificare alcune scelte alimentari, ma anche le modalità di cottura. Queste ultime, ricordiamolo, hanno un impatto significativo nei tempi di digestione ed evacuazione.

Vediamo quindi alcuni sintomi e condizioni che più frequentemente vengono riscontrate nelle persone con disturbi della tiroide. Per alcuni, ti consiglio anche la tisana da non farti mancare nella tua routine quotidiana.

 

Tiroide e intestino: diarrea

In questa circostanza occorre limitare la frutta, ridurre la verdura e prepararla al vapore, condita con olio extravergine d’oliva e limone, ma senza eccedere con le quantità fino alla risoluzione del sintomo. Evita soffritti e fritti.
Tisana consigliata:
Salvo diarree transitorie giustificate da infezioni o febbre, può essere utile la tisana anti-diarrea con mirtilli e tè. Ecco come prepararla.
Porta 500 ml di acqua a 70° e metti in infusione, per 10 minuti, 1 cucchiaio di mirtilli disidratati e 1 bustina di tè tradizionale.
Bevi 1-3 volte al giorno.

tiroide e intestino

Stipsi

Prediligi la verdura cotta direttamente in padella con olio, aglio e peperoncino. Evita la lessatura della verdura.
Consuma un fritto di verdura (o patate, pesce o carne) a settimana, in olio extravergine d’oliva a 170 °C.
Tisana consigliata:
Può essere utile la tisana anti-stipsi alla malva e semi di lino.
Lascia in infusione per 10-12 ore in una tazza di acqua calda (che poi raffredderà) 1 cucchiaio di foglie di malva secche o 5-6 fresche e 1 cucchiaio di semi di lino. Frulla e bevi 1-3 volte al giorno.

 

Tiroide e intestino: Steatosi epatica

Importante, in questa circostanza, ridurre il consumo di carboidrati e prediligere una dieta low carb con 50-100 g di carboidrati al giorno.
Evita i dolcificanti e incrementa l’apporto di verdure e proteine. Non scordiamo di consumare grassi sani come olio extravergine d’oliva, burro chiarificato o olio di cocco.

 

Tiroide e reflusso gastro-esofageo: come intervenire

In questo caso è necessario evitare i pasti liquidi a cena e mangiare almeno 3-4 ore prima di andare a dormire.
Non eccedere mai con la quantità di verdura e non bere liquidi prima di dormire.
Esegui almeno dieci torsioni del busto dopo ogni pasto.

 

Calcolosi della colecisti e sabbia biliare

Se la calcolosi è sintomatica, con rischio di pancreatite, è necessario digiuno e monitoraggio ospedaliero.
Se cronica, con calcoli fissi che non si muovono, inizia a limitare il consumo di fritti, soffritti e curcuma.
Se i calcoli sono mobili, valuta una terapia per ridurne il volume e limitare drasticamente la curcuma, che potrebbe scatenare una colica.

 

Diverticolosi del colon e tiroide

Si consiglia di evitare i semi di pomodori, melanzane e peperoni. Utile anche ridurre in farina la frutta oleosa e i semi oleosi.
Non dimentichiamoci di masticare a lungo la verdura fibrosa.
Tisana consigliata:
bere 1-2 tazze al giorno di tisana alla malva, molto lenitiva per l’intestino.

 

Asse tiroide – intestino: come conoscerla meglio

Se vuoi approfondire il rapporto intrinseco e importantissimo che esiste tra tiroide e intestino, puoi:
– Leggere alcuni miei articoli dedicati all’argomento
– Approfondire con il volume “Asse tiroide – intestino”.